Più che di una vitamina parliamo di un vero e proprio ormone che ha un ruolo nel controllo diretto e indiretto di più di 2000 geni coinvolti nella proliferazione cellulare, nell’angiogenesi, nell’immunomodulazione, nella proliferazione dei cardiomiociti e nell’infiammazione.
Perchè è importante parlarne?
La società attuale ci ha portato sempre di più a vivere in spazi chiusi: le ore passate negli uffici, i lunghi viaggi nei mezzi di trasporto, le attività all’aperto che sono state soppiantate da videogiochi e televisione, un lento e progressivo abbandono del vivere all’aria aperta che ha comportato una sensibile riduzione dell’esposizione alla luce solare. Questo ha determinato una carenza pandemica di vitamina D.
I livelli sierici di Vitamina D
La carenza di vitamina D, che colpisce la maggior parte della popolazione mondiale, è stata correlata con il presentarsi e l’aggravarsi di patologie che coinvolgono molti dei sistemi del nostro organismo: il sistema cardiovascolare, il sistema osteoarticolare, il sistema nervoso e il sistema immunitario.
Parliamo di deficit quanto il livello di vitamina circolante è al di sotto di 20 ng/mL, un livello tra 21-29 ng/mL è considerato insufficiente, sopra i 30 ng/mL è un livello considerato adeguato.
L’intossicazione da vitamina D si ha quando si raggiungono livelli superiori ai 150-200 ng/ml, parliamo quindi di dosaggi estremamente alti, molto difficili da raggiungere.
Vitamina D e sistema scheletrico
Il deficit di vitamina D causa gravi alterazioni della crescita ossea. La sua carenza si correla infatti a una ridotta quantità di calcio nelle ossa e la mancanza di calcio conduce a deformità dello scheletro.
Una volta che lo scheletro è maturato e le epifisi si sono saldate il ruolo della vitamina D è quello di mantenere un’adeguata mineralizzazione dell’osso. Il deficit di vitamina D si correla a iperparatirodismo secondario e a una ridotta capacità di assorbimento intestinale di calcio da circa 30-40% a circa 10-15%. Poiché le epifisi nell’adulto sono già saldate non porta a rachitismo ma ad una patologia legata al difetto di mineralizzazione dell’osso chiamata osteomalacia. Inoltre, l’aumento del paratormone mobilizza il calcio dalle riserve e conduce a una porosità dell’osso causando o esacerbando l’osteopenia e l’osteoporosi.
La carenza di vitamina D è stata associata anche a debolezza muscolare e rischio di caduta, poiché i suoi recettori sono presenti anche a livello muscolo-scheletrico.
Vitamina D e sistema immunitario
L’esposizione ai raggi solari e la somministrazione vitamina D erano metodologie usate nei primi Novecento per ridurre l’incidenza di tubercolosi e di infezioni respiratorie. L’utilità di tale pratica trova conferma nel ruolo fondamentale dei macrofagi nell’attivazione dell’immunità innata verso infezioni, come ad esempio la tubercolosi.
Molti studi hanno posto in relazione la riduzione del rischio di sviluppare patologie autoimmuni e l’essere cresciuti e vissuti in zone vicine all’Equatore Queste stesse evidenze esistono per altre patologie di origine autoimmune come il diabete mellito tipo 1, l’artrite reumatoide e il morbo di Crohn. Il ruolo della vitamina D nella regolazione dell’omeostasi del sistema immunitario è supportata dalla presenza in molte cellule del sistema immunitario del recettore della vitamina D e degli enzimi chiave coinvolti nelle vie metaboliche della vitamina D, oltre alle tante evidenze scientifiche che associano il deficit di vitamina D con un rischio maggiore di sviluppare patologie autoimmuni e infezioni.
Alla luce di questi riscontri risulta chiara ed evidente l’importanza di raggiungere dosi sieriche adeguate di vitamina D per avere un sistema immunitario sano.
Vitamina D e sistema cardiovascolare
Alcuni ricercatori hanno individuato un’associazione inversa tra latitudine e pressione sanguigna e tra l’esposizione ai raggi UVB, dunque l’aumento dei livelli circolanti di vitamina D, e la riduzione dei valori di pressione sistolica e diastolica in soggetti ipertesi. Ciò ci suggerisce che la vitamina D svolge una qualche azione sul sistema cardiovascolare proprio per la sua capacità di soppriremere la produzione di renina.Numerosi studi associano il deficit di vitamina D a un rischio maggiore di circa il 50 % di infarto miocardico, e un incremento del rischio superiore al 100% di mortalità per eventi cardiovascolari in genere.
Vitamina D e cancro
Nel processo di cancerogenesi subentrano molteplici fattori esterni; dai dati attualmente disponibili sembra che il 90% di tutti i tumori maligni siano in qualche modo correlati allo stile di vita e a fattori ambientali. Oltre alle ben note cause, come il tabacco e l’alcool, anche i fattori dietetici sono spesso indicati tra i più importanti agenti eziologici di neoplasia.
In alcuni studi su animali da laboratorio è stata dimostrata una variabilità della suscettibilità allo sviluppo di tumori in seguito a modificazioni del regime alimentare.
Un ruolo molto discusso e indagato è proprio quello delle vitamine. È noto che carenze vitaminiche si associano spesso ad alterazioni della differenziazione e della crescita cellulare.
Dall’analisi dei vari studi sono emerse molteplici attività antineoplastiche della vitamina D. Le maggiori evidenze scientifiche si hanno per il cancro del colon-retto e della mammella, ma i dati suggeriscono un possibile ruolo anche nel cancro prostatico, nel cancro ovarico, nel cancro polmonare e nelle patologie oncoematologiche.
Cause di deficit di Vitamina D
La causa della carenza di vitamina D è in primis la ridotta esposizione alla luce solare. Tutto quello che riduce la trasmissione dei raggi UVB o interferisce con la loro penetrazione nella pelle influenza la sintesi di vitamina D. La melanina assorbe efficacemente i raggi UVB pertanto, una maggiore pigmentazione della cute riduce marcatamente la sintesi di vitamina D, così come le creme solari. Basti pensare che una crema solare con fattore di protezione 15 riduce del 99% l’assorbimento dei raggi UVB.
Anche l’angolazione con la quale i raggi solari colpiscono la Terra ha un’influenza sulla quantità di UVB che raggiungono la superficie terrestre e ciò è direttamente correlato con una ridotta capacità di sintesi di vitamina D nei mesi invernali.
L’invecchiamento decrementa invece la concentrazione dei 7-deidrocolesterolo presente nella cute, portando anche in questo caso più facilmente a carenza.
La vitamina D è liposolubile, dunque si distribuisce nell’adipe, come diretta conseguenza i soggetti obesi sono maggiormente predisposti al deficit.
Anche alcune tipologie di farmaci possono portare a una carenza di vitamina D come gli antiepilettici, i glucocorticoidi, gli anti-micotici (ad esempio il ketoconazolo) e i farmaci per la terapia dell’AIDS, in questi pazienti deve essere sempre valutata la necessità dell’integrazione.
Le fonti di Vitamina D
La prima fonte di vitamina D è indubbiamente il sole, è sufficiente un’esposizione di circa 20-25 minuti al giorno delle braccia, la seconda fonte è rappresentata dall’alimentazione ma in una percentuale nettamente inferiore e non sufficiente a coprire il fabbisogno. Tra gli alimenti più ricchi di vitamina troviamo: pesci grassi come salmone, sardine, sgombro, aringhe, ma anche uovo e alcuni latticini (spesso fortificati artificialmente).
Dosi di assunzione giornaliera raccomandata
Qua di seguito una tabella di riferimento con le assunzioni giornaliere raccomandate secondo le linee guida della Endocrine Society (Holick et al, 2011).
| ETA’ | RDA* |
| 0 – 6 mesi | 400 – 1000 UI |
| 6 mesi – 12 mesi | 400 – 1000 UI |
| 1anno – 3 anni | 600 – 1000 UI |
| 4 anni – 8 anni | 600 – 1000 UI |
| 9 anni – 13 anni | 600 – 1000 UI |
| 14 – 18 anni | 600 – 1000 UI |
| 19- 70 anni | 1500 – 2000 UI |
| >di 70 anni | 1500 – 2000 UI |
| Gravidanza/Allattamento | |
| 14 anni – 18 anni | 600 – 1000 UI |
| Gravidanza/Allattamento | |
| 19 anni – 50 anni | 1500 – 2000 UI |
*RDA = Recommended Dietary Allowance (dose giornaliera raccomandata)
Il Sole è probabilmente uno dei migliori “farmaci” che esiste: è gratuito, è quasi sempre disponibile, non ha effetti collaterali se assunto nel modo e nelle dosi giuste, agisce contemporaneamente su molti dei sistemi e apparati del nostro organismo ed è un vero e proprio anti-depressivo naturale.
FONTI:
- Holick M.F (2009) “Vitamin D and Health: Evolution, Biologic Functions, and RecommendedDietary Intakes for Vitamin D”. Clinic Rev Bone Miner Metab., 7: 2-19.
- Holick M.F (2016) “Biological Effects of Sunlight, Ultraviolet Radiation, Visible Light, Infrared Radiation and Vitamin D for Heath” Anticancer Research, 36: 1345-1356.
- Holick MF, Binkley NC, Bischoff-Ferrari HA, Gordon CM, Hanley DA, Heaney RP, Murad CM; Endocrine Society (2011) “Evaluation, Treatment, and Prevention of Vitamin D Deficiency: an Endocrine Society Clinical Practice Guideline” J Clin Endocrinol Metab 96: 1911–1930.
- Holick M.F e Chen TC (2008) “ Vitamin D deficiency: a worldwide problem with health consequences” Am J Clin Nutr , 87(4): 1080S-6S.
- Wacker M, Holick M.F. (2013) “Sunlight and Vitamin D. A global perspective for health” Dermatolendocrinol., 5(1): 51- 108.



