La sindrome dell’ovaio policistico è una patologia multifattoriale caratterizzata da una complessa alterazione del sistema riproduttivo con aumento degli ormoni androgeni e dell’insulino-resistenza.
Questa condizione spesso si accompagna a disturbi mestruali (anovularietà e oligo-amenorrea) con ridotta fertilità, irsutismo (aumento dei peli sul corpo e viso), acne, alopecia androgenetica, astenia, calo del desiderio, ansia e depressione ed aumento del grasso viscerale addominale con condizione di sovrappeso o obesità.
La diagnosi viene effettuata tramite gli esami ematici e l’ecografia pelvica e la terapia farmacologica mira a correggere le anomalie ormonali, ad alleviare i sintomi e ad aumentare la fertilità.
Nel lungo termine lo stato infiammatorio cronico e lo squilibrio ormonale, generati dalla patologia, possono portare ad un aumento del rischio cardiovascolare, ipertensione, dislipidemia e sindrome metabolica e anche ad un aumentato rischio di carcinoma dell’endometrio.
La donna affetta da PCOS in gravidanza ha un maggior rischio di complicanze (diabete gestazionale, parto prematuro, preemclampsia). Per questo motivo è importante, in fase pre-concezionale, valutare lo stato nutrizionale (presenza di sovrappeso o obesità) e la presenza di ipertensione e/o ridotta tolleranza al glucosio, in modo da poter correggere lo stile di vita, sia per aumentare la fertilità, sia per ridurre i rischi in gravidanza.
Strategie dietetiche per la PCOS
Trattare da un punto di vista nutrizionale la sindrome dell’ovaio policistico significa affrontare la condizione di insulino-resistenza, in quanto essa rappresenta la principale causa di anovulazione e oligomenorrea.
Quali strategie possiamo mettere in campo?
Dieta lowcarb
Questo approccio terapeutico deve essere mantenuto per un periodo medio-lungo.
Si tratta di un’alimentazione a ridotto contenuto di carboidrati (prevalentemente a basso indice glicemico), con diminuzione o meno dell’introito calorico e timing dei pasti (assunzione degli alimenti in determinate fasce orarie).
Ridurre l’assunzione di carboidrati, in particolar modo quelli ad alto indice glicemico, significa ridurre la secrezione di insulina, e questo è il principale obiettivo della dieta.
Le indicazioni alimentari prevedono:
- consumo di cereali integrali in chicchi (riso, orzo, farro, miglio ecc)
- moderato consumo di frutta a basso indice glicemico (frutti rossi, fragole, kiwi, arance, mele, pere, ciliege, pompelmo, lamponi, albicocche, pesche, prugne)
- consumo di una porzione di verdura a pranzo e a cena
- riduzione latticini
- olio extravergine di oliva
- frutta secca in piccole quantità
- limitazione di alcool, dolci e zuccheri
Dieta chetogenica
Questo approccio terapeutico deve essere mantenuto per un breve periodo.
Si tratta di un’alimentazione a ridottissimo contenuto di carboidrati (< 20-25 gr al giorno) con un consumo prevalente di carne, pesce, uova, alcune tipologie di verdure e saltuariamente formaggi.
Durante la fase chetogenica devono essere eliminati tutti gli zuccheri, facendo bene attenzione alle etichette degli alimenti dove spesso si “nascondono” (chewing-gum, bevande gassate, prodotti confezionati ecc.).
La condizione di chetosi che si instaurerà permetterà alla paziente di perdere peso, ridurre la quantità di testosterone libero, ridurre l’insulina e migliorare tutto l’assetto ormonale.
Un’importanza assoluta, durante questo protocollo terapeutico, la riveste l’assunzione di acqua che non deve essere inferiore ai 1,5 – 2 litri al giorno.
Dieta ciclica
Un altro valido approccio terapeutico prevede la rotazione delle due strategie alimentari: un periodo di alimentazione lowcarb alternato ad un periodo di alimentazione chetogenica.
Questa combinazione di trattamenti ha dimostrato efficacia nel contrastare la patologia e favorire così l’ovulazione e la fertilità.
Lo svolgimento di regolare attività fisica rimane sempre un must di qualunque approccio nutrizionale.



